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Risonanze · Luglio 2026

La definizione che è arrivata per ultima


Questo è il numero di luglio 2026 di Risonanze, inviato agli iscritti il 31 luglio 2026. Qui abbiamo corretto gli errori di fatto (li trovi elencati in fondo) e sistemato refusi, link e immagini. Date, scadenze e inviti si riferiscono a quel momento.

L'apertura di Paolo

Qualche giorno fa ho scritto un pezzo sulla nuova definizione mondiale di musicoterapia, quella presentata a luglio a Bologna. L'ho messa in fila con le due precedenti, ho guardato cosa si era mosso in trent'anni, e mi sono tenuto una piccola soddisfazione italiana: è arrivata a casa nostra.

Poi è arrivato un commento, e mi ha corretto il tiro con una gentilezza che vorrei imparare.

A scrivermi è stata Martina Scognamiglio, del Comitato Organizzativo del Congresso e Public Relations Commission Chair della WFMT — cioè una che quel lavoro l'ha visto nascere da dentro. La precisazione è questa: la definizione non è stata scritta a Bologna. È il risultato di tre anni di lavoro del Council 2023-2026, e soprattutto è arrivata per ultima. Prima sono venuti la missione, la visione e i valori; poi la riscrittura della costituzione e dello statuto; e solo alla fine la definizione, perché riflettesse tutto il resto. A proporla sono stati i Regional Liaisons, i rappresentanti delle otto regioni del mondo, e ogni consigliere ci ha messo la propria prospettiva perché fosse moderna e inclusiva.

Mi sono fermato su quel «per ultima», perché dice una cosa che vale per tutti noi: prima si decide chi si è, poi ci si descrive. Non il contrario.

Il pezzo sul blog l'ho aggiornato con la sua precisazione. Se te lo sei perso, è qui: Cos'è davvero la musicoterapia? Come la sua definizione è cambiata in trent'anni.

Dietro le quinte

Dietro le quinte — luglio 2026

C'è una parte di questo lavoro che non si vede mai, ed è quella che mi piace di più. Ogni settimana mi siedo al tavolo e mi metto a setacciare: riviste scientifiche, banche dati, novità in libreria, locandine di convegni… e di tutto quel mondo, alla fine, a te arriva pochissimo. Non è pigrizia, quel poco. È il contrario: è scegliere per te, perché tu non debba farlo.

Eccolo qui l'essenziale del mese. Buona lettura.

Lo studio che risuona

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Il 22 luglio, su BMJ Open, è uscita una revisione sistematica che mette in fila tutto quello che sappiamo sulla musica e la sclerosi multipla. Sei banche dati passate al setaccio fino a luglio 2025, ventitré studi, novecentocinquantacinque persone: non moltissime, ma finalmente tutte nella stessa pagina.

Quello che gli studi hanno guardato più spesso è il movimento — sedici lavori su ventitré — e a seguire la qualità della vita. E il punto dove le prove tengono meglio è il cammino: velocità, distanza percorsa, lunghezza e simmetria del passo migliorano quando entra in gioco il ritmo, con la stimolazione ritmica uditiva e con l'immaginazione motoria guidata dalla musica. Sono le tecniche di scuola NMT, quelle che Thaut ha passato una vita a costruire: il ritmo come impalcatura del gesto.

Detto questo, gli autori sono i primi a mettere il freno, e mi piacciono per questo. Gli studi sono pochi, piccoli, e talmente diversi tra loro — per come è fatto l'intervento, per quanto dura, per cosa si misura — che non se ne può ricavare una conclusione definitiva. Servono studi più grandi e misure condivise. Anche il contenitore è largo: si parla di «terapie basate sulla musica», che tiene dentro tanto l'ascolto quanto il lavoro fatto insieme a un musicoterapeuta. Non è la stessa cosa, e vale la pena continuare a dirlo.

Perché ci riguarda: se lavori in ambito neurologico, qui c'è un argomento buono da portare in équipe — ma va portato per quello che è. Il ritmo sul cammino è la carta più solida che abbiamo in mano: chiedila con obiettivi scritti insieme al fisioterapista e al neurologo, e con le misure decise prima, non dopo. E quando qualcuno ti chiede se «funziona», dire «promettente, non ancora provato» non ci indebolisce: è esattamente ciò che ci fa prendere sul serio.
Fonte: N. Ahadi, et al., «Potential benefits of music-based therapies on rehabilitation outcomes in people with multiple sclerosis: a systematic review», BMJ Open, 22 luglio 2026 — DOI: 10.1136/bmjopen-2026-116420.

Il libro del mese

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A giugno Routledge ha pubblicato The Role of Music in Health and Wellbeing Journeys, curato da Hilary Moss, Katie Fitzpatrick e Patricia O'Shea, nella collana Music and Change: Ecological Perspectives. Moss insegna all'Irish World Academy of Music and Dance dell'Università di Limerick, fa la musicoterapeuta da venticinque anni e ha diretto il centro nazionale per arti e salute al Tallaght Hospital di Dublino: una che il campo l'ha conosciuto in reparto, prima che in bibliografia.

Ti aspetteresti l'ennesimo volume su cosa facciamo noi. No: qui parlano loro. Sono storie in prima persona di persone che hanno attraversato una malattia cronica, la risalita dopo una crisi di salute mentale, il tempo delle cure di fine vita — e che raccontano cosa ci ha fatto la musica, dentro. Accanto a ogni racconto, la riflessione dei professionisti e qualche proposta concreta per far entrare la musica nei luoghi di cura.

Mi piace metterlo proprio in questo numero. Apriamo con una definizione scritta con cura da chi la musicoterapia la fa; chiudiamo con un libro scritto da chi la riceve. Le due cose andrebbero sempre lette una accanto all'altra — e temo che la seconda, nei nostri convegni, resti quasi sempre sullo sfondo.

Dal mestiere

Qualche settimana fa un lettore mi ha scritto una domanda secca: si può vivere di musicoterapia? Gli devo ancora una risposta lunga. Intanto gli mando questa.

Su Voices è uscito uno studio di Sara Langenberger che fa una cosa che non si fa quasi mai: invece di studiare chi resta, va a cercare chi se n'è andato. Cento ex musicoterapeuti, un questionario sul lavoro che avevano scelto e poi lasciato. Il titolo, tra l'altro, è Goodbye Yellow Brick Road — che come titolo di uno studio scientifico è già un piccolo capolavoro.

Dalle risposte ritornano sei cose: poca sicurezza sul posto di lavoro, poca comunità e poco sostegno, un ruolo che nessuno intorno sa bene definire, richieste alte, poche prospettive di crescita, e l'esaurimento che arriva in fondo a questa fila.

Rileggile: non ce n'è una che parli di talento, di vocazione o di carattere. Sono tutte parole di struttura. Chi lascia, quasi mai ha smesso di credere in questo lavoro: ha smesso di riuscire a starci dentro. E chi resta — lo dico soprattutto a me — non è più coraggioso: molto spesso ha solo avuto la fortuna di un'équipe intorno, di un contratto un po' meno acrobatico, di qualcuno con cui riderci sopra il venerdì sera.

Su una di quelle sei voci mi sono fermato più a lungo, e non è quella dei soldi: è mancanza di comunità. Questo mestiere si regge in gruppo, sempre — con la famiglia, con gli altri professionisti, con la struttura. Il musicoterapeuta solista fa una gran figura per un paio d'anni, poi si stanca prima di tutti. Ed è una buona notizia, se ci pensi: le cause strutturali, a differenza dei difetti di carattere, si possono cambiare. Non da soli, ovviamente. Sarebbe buffo.

Ci torno sul blog, con più spazio. Questo era solo un pensiero di fine luglio.

Fonte: S. Langenberger, «Goodbye Yellow Brick Road: A Descriptive, Cross-Sectional Study of Former Music Therapists' Workplace Attitudes», Voices: A World Forum for Music Therapy, 26(2), 1 luglio 2026 — DOI: 10.15845/voices.v26i2.4702.

Dal blog

copertina

Luglio è stato un mese generoso: tre post.

Appuntamenti

Agosto è vuoto per statuto. L'autunno, invece, è già pieno — e qualche scadenza cade proprio mentre siamo tutti distratti.

  • 1 agosto 2026 · Scadenza survey di ricerca «A Search for Meaning: GIM Analysis» · Online · Partecipa
  • 15 settembre 2026 · Scadenza abstract, 12th Nordic Music Therapy Conference 2027 · Islanda / online · Info
  • 3 ottobre 2026 · Congresso APIM 2026 «Musica, Musicoterapia e Prevenzione» · Sermig, Torino · Info
  • 3 ottobre 2026 · Open Day del Corso triennale di Musicoterapia Arpamagica · Milano · Info
  • 9-11 ottobre 2026 · 1º Congresso SOCIEMT e 3º Simposio Internazionale · Málaga · Info
  • 22-24 ottobre 2026 · 9th International Conference IAMM 2026 · online · Info

Invito

Da qui in avanti si rallenta, e va benissimo così. In musica la pausa non è un buco: è suono che si trattiene un attimo prima di tornare. Quindi se in agosto non combini niente di produttivo, sappi che stai eseguendo correttamente la partitura.

Una cosa però te la chiedo, ed è gratis: rispondi a questa mail e dimmi che estate ti aspetta — e magari anche di cosa avresti voglia che parlassi nei prossimi numeri. Leggo tutto, davvero. Le domande che mi arrivano da te finiscono per diventare i pezzi che scrivo: quello di questo mese, «Dal mestiere», è nato esattamente così.

E se Risonanze ti ha lasciato qualcosa, girala a un collega che quest'estate ha bisogno di sentirsi meno solo nel mestiere.

Io mi fermo qui. Ci si risente il mese prossimo — Risonanze in vacanza non ci va — leggeri.

— Paolo

Correzioni rispetto al numero spedito
  • Nella rubrica sull'abbandono della professione, la prima delle sei ragioni era riassunta come «poca sicurezza psicologica». La fonte (Langenberger, Voices 26(2), DOI 10.15845/voices.v26i2.4702) parla di lack of safety in the workplace: la sicurezza sul posto di lavoro. Corretto.
  • Il congresso APIM di Torino del 3 ottobre (Appuntamenti) si intitola «Musica, Musicoterapia e Prevenzione»; «in ambito preventivo» era una frase della presentazione, non il titolo.
  • La conferenza IAMM del 22-24 ottobre era annunciata a Bengaluru (India) e online: nel frattempo gli organizzatori l'hanno spostata solo online.