← Tutti gli articoli

Pensiero / Il mestiere

Chi accorda l'accordatore?


Fine luglio. L'ultima seduta prima della pausa. Chiudo la porta piano, come si fa quando dietro è rimasto qualcosa di buono, e ripongo la chitarra nella custodia con il gesto di sempre: prima allento le corde. Un giro di chiave, mezzo tono sotto, "così non si stira il manico" — me lo diceva il mio maestro quarant'anni fa e da allora lo faccio senza pensarci, un piccolo rito d'amore verso il legno.

E mentre chiudo la cerniera mi viene un pensiero storto: a lei, alla chitarra, le allento le corde ogni volta. A me, in dieci mesi, non le ha allentate nessuno.

Il mestiere che accorda il mondo

Quando qualcuno mi chiede che lavoro faccio, ho una risposta che mi piace: accordo il mondo. Detta così suona un po' presuntuosa, lo so. Ma è quello che facciamo, no? Mettiamo in relazione, portiamo un po' di consonanza dove c'era stonatura, teniamo il tempo a chi ha perso il tempo, offriamo una nota di riferimento a chi vaga senza tonalità. Sciogliamo tensioni. Facciamo musica insieme e — quando va bene — qualcosa si accorda.

Lo raccontiamo con orgoglio, ed è giusto così. È un bel mestiere, quello di chi sistema le dissonanze degli altri e le lascia risolvere.

Peccato che ci dimentichiamo un dettaglio non da poco.

Lo strumento sei tu (e si scorda di nascosto)

Lo strumento con cui accordi gli altri non è la chitarra. Sei tu.

E gli strumenti, si sa, si scordano. Non di colpo — sarebbe troppo comodo, te ne accorgeresti subito. Si scordano piano, di nascosto, un centesimo di tono alla volta. Una corda cede sotto la tensione di un incontro difficile, un'altra si allenta per l'umidità di dieci mesi tutti uguali. E la cosa peggiore è che continui a suonare senza accorgertene, perché l'orecchio si abitua: la tua stonatura diventa il tuo nuovo "giusto".

Il problema è che a noi manca il LA di riferimento. Il diapason. Quel suono fermo, di fuori, a cui tornare per capire quanto ti sei allontanato. Suoni tutto il giorno per intonare gli altri, e nel frattempo perdi silenziosamente il tuo centro tonale — senza nessuno che ti dia il LA da cui ripartire.

Sappiamo tutto della chitarra e niente di noi

Ed ecco il paradosso che mi fa quasi ridere. Sulla manutenzione dello strumento di legno sappiamo tutto: allenta le corde a riposo, non lasciarlo al sole, cambia le corde ogni tanto, tieni l'umidità giusta nella custodia. Ne parliamo per ore, ci scriviamo i libri.

E sulla manutenzione di noi stessi? Silenzio. In tutti gli anni di formazione — le ore di tirocinio, i manuali, le supervisioni — non ricordo una sola volta in cui qualcuno mi abbia insegnato a riaccordarmi. A riconoscere quando la mia corda ha ceduto. A prendermi cura di me non come vezzo, ma come parte del lavoro.

Io su una cosa non ho dubbi: uno strumento scordato non fa dialogo sonoro. Fa rumore. Puoi avere tutti gli obiettivi condivisi del mondo, la metodologia più pulita, l'equipe più affiatata — ma se lo strumento che porti nella stanza è scordato, quel LA che offri all'altro sarà sempre un filo falso. La cura di sé non è il lusso che ti concedi quando avanza tempo. È manutenzione. È metodo. Sta dentro, non accanto.

Poi certo: non tutto si accorda da soli. C'è una stanchezza che non nasce dentro di noi ma intorno — dal poco riconoscimento, dai contratti fragili, dal posto incerto che occupiamo nelle organizzazioni. Quella non si risolve allentando le corde, e non voglio far finta di sì. Ma è un altro discorso, e merita un pezzo tutto suo.

Me l'ha ricordato una lettrice, con una frase semplice: "non dobbiamo dimenticarci di noi". Aveva ragione lei, non i manuali.

L'estate come il gesto di allentare le corde

Ecco perché quel gesto di fine luglio non è una resa. Allentare le corde non è mollare la musica: è la cura che permette allo strumento di durare, di non stirarsi, di tornare a settembre pronto a vibrare senza essersi spezzato d'agosto.

Fatelo anche voi, allora. Allentatevi le corde. Non è ozio, è manutenzione — la stessa che riservate senza pensarci alla vostra chitarra. Datevi il permesso di scendere di mezzo tono, di stare qualche settimana un po' più molli, un po' meno tesi.

Poi, a settembre, riprenderemo lo strumento. Gireremo piano la chiave, un centesimo alla volta, in cerca del nostro LA. E torneremo al centro tonale — quel punto fermo da cui, per accordare il mondo, bisogna prima di tutto essere accordati.

Buona estate. Riaccordatevi con calma.

Leggi anche