Pensiero / Il mestiere
Cos'è davvero la musicoterapia? Come la sua definizione è cambiata in trent'anni
Da più di trent'anni, ogni tanto qualcuno mi ferma e mi chiede: ma insomma, cos'è di preciso la musicoterapia? E io, quasi sempre, prendo tempo. Sorrido, giro attorno, racconto una storia. Perché la verità è che una definizione buona per tutti, incisa nel marmo, non ce l'ho mai avuta.
Ma questa estate è successa una cosa. Durante il 18° Congresso Mondiale di Musicoterapia di Bologna, all'inizio di luglio, la World Federation of Music Therapy ha presentato la sua nuova definizione ufficiale. Presentata, non scritta lì: dietro ci sono tre anni di lavoro del Consiglio 2023-2026, e un ordine che vale la pena raccontare. Prima missione, visione e valori. Poi la riscrittura della costituzione e dello statuto. E la definizione per ultima, apposta, perché riflettesse quel lavoro sull'identità invece di precederlo. A proporla sono stati i Regional Liaisons, i rappresentanti delle otto regioni del mondo; poi ogni consigliere ci ha messo la propria prospettiva perché venisse fuori moderna e inclusiva. Quindi no, non è nata in Italia: in Italia ci è arrivata. Ma sentirla annunciare a casa nostra, ve lo confesso, commuove lo stesso.
Allora mi sono seduto e ho fatto una cosa che consiglio anche a voi: ho messo in fila le tre definizioni ufficiali che la World Federation of Music Therapy ha prodotto in trent'anni. Amburgo 1996. Seoul 2011. Bologna 2026. Una ogni quindici anni circa, sempre pronunciata dentro l'assemblea di un congresso mondiale. Già questo dice una cosa importante: la definizione non è un dogma calato dall'alto, è un consenso vivo che la comunità si rinegozia lentamente, in molte lingue e molti fusi orari, e che porta in assemblea solo quando è di tutti. La parola cresce con noi.
E leggendole in fila — ve lo garantisco — è come guardare la nostra disciplina che si muove. Si sposta, si allarga, cambia baricentro sotto i vostri occhi. Eccole per intero.
Amburgo, 1996 (nella traduzione italiana che uso da sempre):
«La Musicoterapia è l'uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all'interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l'apprendimento, la mobilizzazione, l'espressione, la organizzazione ed altri obiettivi terapeutici degni di un rilievo nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi. La musicoterapia si pone come scopi quelli di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell'individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia.» (WFMT, 1996)
Seoul, 2011 (testo originale inglese):
«Music therapy is the professional use of music and its elements as an intervention in medical, educational, and everyday environments with individuals, groups, families, or communities who seek to optimize their quality of life and improve their physical, social, communicative, emotional, intellectual, and spiritual health and wellbeing. Research, practice, education, and clinical training in music therapy are based on professional standards according to cultural, social, and political contexts.» (WFMT, 2011)
Bologna, 2026 (testo originale inglese):
«Music therapy is a professional discipline that uses music-based experiences, such as listening, singing, playing instruments or improvisation, to promote health, well-being, capacity and development at a personal and social level. It is delivered by trained professionals within a therapeutic relationship and is an adaptable, inclusive, therapeutic modality that serves individuals, groups and communities across clinical, educational, cultural and virtual settings. Music therapy practice is research-based, shaped by professional education and clinical training, guided by ethical responsibility and informed by social, cultural and political context.» (WFMT, 2026)
E, per chi con l'inglese fa fatica, la mia traduzione di lavoro. L'ho scritta quando l'italiano ufficiale non esisteva ancora: la WFMT lo ha pubblicato il 5 agosto 2026, e in qualche punto sceglie parole diverse dalle mie — ci tornerò. Il testo che fa fede resta comunque quello inglese qui sopra:
«La musicoterapia è una disciplina professionale che utilizza esperienze basate sulla musica — come l'ascolto, il canto, il suonare strumenti o l'improvvisazione — per promuovere salute, benessere, capacità e sviluppo a livello personale e sociale. È condotta da professionisti formati all'interno di una relazione terapeutica ed è una modalità terapeutica adattabile e inclusiva, al servizio di individui, gruppi e comunità in contesti clinici, educativi, culturali e virtuali. La pratica della musicoterapia è fondata sulla ricerca, plasmata dalla formazione professionale e dal tirocinio clinico, guidata dalla responsabilità etica e informata dal contesto sociale, culturale e politico.»
Ora, sotto queste parole, si muovono quattro cose. Ve le racconto.
Dalla sostanza all'esperienza
Nel 1996 la musica viene descritta con «suono, ritmo, melodia e armonia». È il lessico della teoria musicale: gli elementi come mattoni, la musica come oggetto fatto di parti. Nel 2026 quei mattoni spariscono e al loro posto arrivano dei verbi: ascoltare, cantare, suonare, improvvisare. Non più "di cosa è fatta la musica", ma "cosa ne fanno le persone". Dalla partitura al gesto. Dalla musica-oggetto al musicare-azione, quel fare-musica-insieme che per me è il cuore di tutto.
Dallo strumento alla relazione
Questo, per me, è il cambiamento più profondo. Nel 1996 la relazione c'è, ma sottovoce: «per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo». È implicita, data per scontata. Nel 2026, per la prima volta, viene nominata e messa al centro: within a therapeutic relationship, dentro una relazione terapeutica.
Sembra poco. È tutto. Perché la musica, in musicoterapia, non è ciò che si somministra: è ciò che accade dentro un legame. La definizione mondiale, finalmente, dice ad alta voce quello che ci distingue da una playlist o da una pasticca — quell'insieme che facciamo con la persona, mai al suo posto. Non siamo dei solisti che dispensano suoni giusti. Siamo qualcuno che sta lì, nella stanza, e ascolta insieme.
Dalla stanza al mondo
Guardate come si allarga il campo. Nel 1996 si parla di «individuo», di «integrazione intrapersonale e interpersonale»: uno sguardo clinico, intimo, quasi in punta di piedi. Nel 2011 entrano «famiglie, comunità», e gli ambienti si aprono — medical, educational, everyday — la musicoterapia esce dall'ospedale. Nel 2026 il cerchio si chiude: comunità, e contesti clinical, educational, cultural e virtual.
Due parole, quelle, che nel 1996 erano semplicemente impensabili. Culturale — l'eredità della Community Music Therapy, la salute come partecipazione. E virtuale — il digitale che dopo la pandemia è entrato nelle nostre stanze e non se n'è più andato. La stanza di terapia è diventata un mondo.
Dal riparare al promuovere
L'ultimo movimento è quello che mi tocca di più. Il 1996 parla la lingua del deficit: «riabilitare funzioni», «prevenzione, riabilitazione o terapia». Si aggiusta ciò che è rotto. Il 2011 vira su optimize quality of life. E il 2026 arriva a «promuovere salute, benessere, capacità e sviluppo». Non riparare ciò che manca: far crescere ciò che c'è.
Cambia anche il modo di scrivere, e questo è bellissimo. Il 1996 è lungo, enumera: sei obiettivi, cinque bisogni, quattro elementi. È la prosa un po' difensiva di una disciplina giovane che deve dimostrare di essere completa, che conta le cose che sa fare per paura che non bastino. Il 2026 rinuncia agli elenchi e nomina dei valori: adaptable, inclusive, guidata dalla responsabilità etica. Una disciplina matura smette di catalogare quello che sa fare e dice, semplicemente, da che parte sta. Persino l'organo che l'ha scritta cambia nome: dalla "Commission on Clinical Practice" del '96 al "Working Group for Reviewing and Revising the Definition" del 2026. Dalla pratica, alla riflessione sulla pratica.
Il filo che non si spezza
E però. C'è una cosa che resta, ostinata, uguale a sé stessa. Già nel 2011 la definizione riconosceva i «social, cultural and political contexts», e il 2026 li conserva quasi parola per parola: la pratica è informata dal contesto sociale, culturale e politico. È la consapevolezza che la musicoterapia non è mai neutra — accade sempre dentro una storia, una cultura, una politica. Trent'anni, e questa autocoscienza critica invece di sbiadire si rafforza. È la nostra spina dorsale.
Allora, cosa significa tutto questo per voi, per noi che la musicoterapia la facciamo ogni giorno, in una palestra, in una RSA, in una cameretta, magari dietro uno schermo? Significa che la parola che ci definisce si è spostata verso di noi. Ha smesso di descrivere una tecnica e ha cominciato a descrivere una relazione. Ha smesso di elencare e ha cominciato a scegliere. E se dentro quelle definizioni ufficiali, lette in fila, vi riconoscete un po' di più oggi di trent'anni fa — non è un caso. È che, piano piano, il mondo ha imparato a dire con le sue parole ciò che voi già facevate con le mani, con la voce, con l'ascolto.
La definizione, in fondo, non ci precede. Ci rincorre. E ogni tanto, come questa estate a Bologna, ci raggiunge.
Fonti
- WFMT (1996). Definition of Music Therapy (8th World Congress, Hamburg). World Federation of Music Therapy. Testo storico via Wayback Machine; commissione e date in Austin et al. (2011), Memories from the VIII World Congress of Music Therapy, Voices 11(2). voices.no
- WFMT (2011). Announcing WFMT's New Definition of Music Therapy (13th World Congress, Seoul). World Federation of Music Therapy. wfmt.info
- WFMT (2026). A New Definition of Music Therapy (18th World Congress, Bologna). World Federation of Music Therapy. wfmt.info
La traduzione italiana della definizione 1996 è quella validata dall'autore. Per la definizione 2026, la traduzione italiana qui sopra è mia e risale al 27 luglio: la versione ufficiale italiana della WFMT è uscita il 5 agosto 2026, insieme ad altre venti traduzioni. Il testo che fa fede resta comunque quello inglese.
Nota, aggiunta dopo la pubblicazione. Martina Scognamiglio — Comitato Organizzativo del 18° Congresso Mondiale e Public Relations Commission Chair della WFMT — mi ha segnalato una precisazione che questo testo, nella sua prima versione, non aveva: a Bologna la definizione è stata annunciata, non scritta in assemblea, e viene da tre anni di lavoro del Consiglio 2023-2026. Ho corretto volentieri, e lo dico qui in chiaro: quando chi quel lavoro l'ha seguito dall'interno ci mette la sua voce, il pezzo migliora. Grazie.