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Risonanze · la newsletter

Risonanze · Giugno 2026

Una veste nuova


Questo è il numero di giugno 2026 di Risonanze, inviato agli iscritti il 27 giugno 2026. Qui abbiamo corretto gli errori di fatto (li trovi elencati in fondo) e sistemato refusi, link e immagini. Date, scadenze e inviti si riferiscono a quel momento.

Una veste nuova (e una promessa)

Ciao, prima di tutto: grazie. Se sei qui da qualche mese, sai già che Risonanze esiste — e che ogni tanto ti arriva nella casella senza troppe cerimonie. Bene: da questo numero cambia un po' l'abito. Non i contenuti, l'ordine. D'ora in poi sarà un appuntamento mensile da cinque minuti scarsi, sempre con le stesse rubriche, così impari lo scheletro e sai cosa aspettarti:

  • L'apertura di Paolo — il mio buongiorno;
  • Dietro le quinte — quanto lavoro c'è dietro a un numero;
  • Lo studio che risuona — una ricerca raccontata semplice;
  • Il libro del mese — uno che vale il comodino;
  • Dal mestiere — un pensiero d'autore, di quelli rubati al lavoro;
  • Dal blog — cosa è uscito sul blog;
  • Appuntamenti — le date da segnare (quando ce ne sono);
  • Invito — i saluti e un piccolo passo da fare insieme.

Questa spiegazione te la faccio solo stavolta. Dal mese prossimo si entra dritti nel vivo.

E un'ultima cosa, poi ti lascio leggere: anche il sito (canevapaolo.it) ha cambiato pelle. A dire il vero c'era già, ma — siamo sinceri — faceva un po' pena. Adesso non è una semplice rinfrescata di facciata: è proprio un altro posto, ripensato da capo. Non l'avevo ancora detto a nessuno, quindi se ti va sei tra i primi a saperlo — fatti un giro.

L'apertura di Paolo

Eccoci. È giugno, le giornate si allungano, e c'è quell'aria che ti fa venir voglia di tenere le finestre aperte. Mi piace pensare a Risonanze proprio così: una finestra aperta una volta al mese, da cui entra un po' di musica, una ricerca, un libro, un pensiero. Niente di pesante: solo ciò che, dal mio osservatorio di musicista che frequenta luoghi di cura, ha continuato a vibrare anche dopo che il suono si era spento. Se anche solo una di queste righe ti resterà addosso come quei motivetti che non se ne vanno, allora ho fatto centro. Si parte.

Dietro le quinte

Dietro le quinte — giugno 2026

C'è una parte di questo lavoro che non si vede mai, ed è quella che mi piace di più. Ogni settimana — quattro volte al mese — mi siedo al tavolo e mi metto a setacciare: riviste scientifiche, banche dati, novità in libreria, locandine di convegni che spuntano da ogni parte. Apro, leggo, scarto, ci ragiono sopra, la sera ci torno. Una bella pila di schede e schermate aperte che cresce, e di tutto quel mondo, alla fine, a te arriva pochissimo: uno studio, un libro, qualche appuntamento da segnarsi. I numeri qui sopra te lo raccontano meglio di me.

Non è pigrizia, quel poco. È il contrario: è scegliere per te, perché tu non debba farlo. Risonanze è una promessa semplice — cinque minuti, un respiro, non un trattato. Quindi il setaccio lo tengo io, e a te lascio solo l'acqua buona. Eccolo qui l'essenziale. Buona lettura.

Lo studio che risuona

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Su Supportive Care in Cancer (giugno 2026) è uscito uno studio che ribalta una domanda che ci si fa spesso in corsia. Che una singola seduta di musicoterapia possa dare sollievo a chi è ricoverato e soffre, lo sappiamo. Ma se le sedute si ripetono nel tempo, "più musicoterapia" vuol dire davvero "più beneficio"? È il primo lavoro a guardare la musicoterapia ospedaliera non come un episodio isolato, ma come un percorso che si accumula: ha seguito nel tempo il dolore e l'uso di oppioidi in pazienti oncologici ed ematologici ricoverati. La cosa che mi piace è l'onestà — niente promesse facili, ma dati guardati in faccia, limiti compresi.

Perché ci riguarda: è un argomento concreto da portare a medici e direzioni: la musicoterapia in ospedale non è un gesto occasionale, ma una presenza da garantire con continuità. E ci ricorda di non promettere ciò che la ricerca non conferma — che è poi il modo più serio di difenderla.
Fonte: S. N. Rodgers-Melnick et al., «Longitudinal effects of inpatient music therapy dosage on pain intensity and opioid utilization among patients with hematologic or oncologic conditions», Supportive Care in Cancer, 34(7), 2026 — DOI: 10.1007/s00520-026-10865-x.
Per approfondire: ne parla in italiano anche l'APIM (musicaterapia.it), nella rassegna curata da Gerardo Manarolo.

Il libro del mese

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A novembre Jessica Kingsley pubblica Improvisation in Music Therapy, di Nicky Haire e Becky Lockett. Due nomi che forse non ti dicono ancora niente, ma fidati: Haire insegna a Edimburgo, da vent'anni fa la musicista, la terapeuta e la docente, e lavora anche con persone che convivono con una demenza. E Jessica Kingsley, per chi non lo sapesse, è un po' la casa madre dei nostri libri in inglese — quella di Wigram. La tesi mi è entrata subito sotto pelle: l'improvvisazione non è (solo) una tecnica, è un modo di stare in relazione. Presenza, sintonizzazione, fare musica insieme.

Per approfondire: se l'argomento ti accende, c'è anche l'Oxford Handbook of Improvisation in Music Therapy, curato da Colin Andrew Lee, per OUP.

Dal mestiere

Giugno è il mese in cui i luoghi che frequento cambiano ritmo. Le scuole chiudono, certi gruppi si diradano, qualcuno parte. E ogni anno mi tocca ricordarmelo: la pausa non è un buco da tappare. In musica il silenzio non è assenza di suono, è suono che si trattiene un attimo prima di tornare. Le persone che incontro lo sanno meglio di me: dopo una pausa rientrano un po' diverse, e quel «diverso» mi dice cose che durante l'attività non avrei mai visto. Così quest'estate provo a non riempire ogni vuoto. Lascio respirare. Tanto chi quei posti li abita davvero — gli operatori, le famiglie — resta lì a tenere il filo, e a settembre il filo è ancora là dove l'avevamo lasciato. Buona pausa, allora. Ci si risente leggeri.

Dal blog

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Questo mese sul blog è uscito un nuovo post: "Il musicoterapeuta è un musicista funzionale", dove provo a dire perché il nostro strumento non è un vezzo da palco, ma un attrezzo da lavoro. Se ti va, fatti un salto.

Appuntamenti

Questo mese l'appuntamento è uno solo, perché se lo merita tutto. Ogni tre anni la musicoterapia di tutto il mondo si dà convegno in un angolo diverso del pianeta — e stavolta tocca a casa nostra. È di quelle occasioni che capitano di rado: se puoi esserci, segnatela in rosso.

  • 8–12 luglio 2026 · 18° Congresso Mondiale di Musicoterapia (WFMT) · Bologna, Palazzo dei Congressi · Programma e iscrizioni

Gli altri appuntamenti d'autunno (Torino, Málaga) te li ricordo il mese prossimo, con più calma.

Invito

Se Risonanze ti è entrata in circolo, inoltrala a un collega che merita una finestra aperta: si cresce meglio in due.

E già che hai questa mail davanti, lasciamola aperta anche tra noi: rispondi e dimmi di cosa avresti voglia che parlassi di più, cosa ti gira in testa, cosa vorresti sviscerare. Leggo tutto, sul serio. Le tue righe finiscono per spostare il timone di questa newsletter più di quanto immagini — è anche con te che cerco la rotta.

Io mi fermo qui. Ci si risente il mese prossimo.

— Paolo

Correzioni rispetto al numero spedito
  • Jessica Kingsley (Il libro del mese): il numero spedito la presentava come la casa editrice «di Bruscia, di Wigram». Wigram sì; i libri di Kenneth Bruscia escono invece da Barcelona Publishers. Corretto.