- Eccolo eccolo. Ciao a tutti, ciao a tutte. Io sono Paolo Caneva e state ascoltando leggero sulla via della musicoterapia… un podcast dedicato appunto alla musicoterapia. Vi penso tutti in forma e felici A CASA ricordiamoci che passa tutto...anche la musicoterapia quindi stiamo leggeri! Oggi è martedì 24 marzo e in questa 12 puntata parleremo dell’uso del pianoforte in musicoterapia. Premetto che come sempre mi limito a qualche spunto personale e ovviamente circoscritto alla mia esperienza. Andiamo quindi a cominciare!!!! Ho scelto di affrontare questo argomento facendo un elenco di 10 pro e 10 contro relativamente all’uso del pianoforte in musicoterapia rispetto ad altri simili (tastiera, chitarra, fisarmonica).Tra i vantaggi d’uso di questo meraviglioso strumento
- grande gamma dinamica (posso dosando il peso giocare su un’infinità di sfumature dal pianissimo al fortissimo)
- ampio campo di frequenze (con la nota più grave a poco più di 30 Hz a quella più acuta intorno ai 4100)
- mi permette di sviluppare un sostegno armonico se sto facendo una melodia con la voce
- posso suonare una melodia senza servirmi della voce e contemporaneamente sostenerla con un giro armonico,
- il pianoforte coda ha una grande superfice risonante e quindi posso usarlo come fa Giulia Cremaschi come superfice vibrazionale su cui appoggiare il bambino
- posso suonarlo con una mano sola liberando l’altra per altri scopi (indicare oggetti, aiutare la persona per esempio ad usare un battente su un tamburo, ecc.)
- se uso un pianoforte non sono vincolato ad una alimentazione, ad una spina e quindi sono libero da cavi elettrici piuttosto che dall’incombenza di ricaricare di batterie
- non mi vincola ad ausili di amplificazione: casse, diffusori
- sta in piedi da solo non devo appoggiarlo ad un cavalletto
- collegato con il precedente quando smetto di suonarlo non ho bisogno di “togliermelo di dosso” come la fisarmonica o la chitarra ed appoggiarlo da qualche parte...sta in piedi da solo Passiamo ora a vedere invece i contro. Tra i contro c’è sicuramente
- la trasportabilità: o lo trovo in loco o lo devo sostituire con una tastiera,
- l’ingombro: è uno strumento con una certa “cubatura” e se è vero che nella sua versione a muro o più correttamente “verticale” è meno ingombrante dall’altro lato mi vincola ad una posizione spesso “di spalle a ciò che accade nella stanza
- sempre con il verticale quando non lo appoggio ad una parete per compensare il problema suddetto e lo posiziono come fosse un coda la struttura dello strumento mi impedisce di vedere chi mi sta di fronte fatico a vedere
- vincoli: non posso muovermi liberamente nella stanza perché per suonarlo sono costretto a stare in una determinata posizione (in piedi o seduto) ma comunque difronte alla tastiera
- variabilità: il timbro (se non in modo minimale) è soltanto uno a differenza di una tastiera dove posso scegliere tra vari virtual instrument)
- condivisibilità: se lo suoniamo insieme avvicinarlo ad una persona in carrozzina con i verticale non abbiamo sufficiente profondità e con il coda a volte la tastiera è molto bassa e non ci sta la carrozzina sotto
- se riusciamo ad infilarci sotto il nostro paziente la condivisione è solo sul piano orizzontale: la persona può stare o alla mia destra o alla mia sinistra....non difronte a me
- difficoltà di attivazione da parte dell’utenza: la meccanica del tasto può in alcuni casi risultare pesante (sotto questo punto di vista è molto meglio la tastiera)
- manutenzione: ricordiamoci che dal punto di vista della manutenzione un pianoforte richiede di essere periodicamente accordato
- Pericoli: attenti al coperchio della tastiera che spesso viene individuato dai nostri pazienti e può trasformarsi in una “ghigliottina” per le mani di chi sta suonando