Lo dichiaro subito.

Rinuncio a quella sensazione di competenza e adeguatezza che si prova quando si riesce a rispondere in modo esaustivo ad una domanda. Rinuncio a sperimentare quella transizione di gratitudine che caratterizza lo scambio “risolto” tra chi pone una domanda e chi offre una risposta.

Rinuncio all’etichetta di esperto.

Rinuncio alla responsabilità di colmare l’ansia tassonomica che muove interrogativi grandi come montagne.

Rinuncio a colmare la mia ansia di trovare una definizione, la definizione, quella che vale per sempre e in ogni contesto.
In una parola rinuncio a definire la musicoterapia ma più rifuggo da questa incombenza più intorno a me le persone mi riportano al punto: cos’è la musicoterapia?, funziona la musicoterapia?, con chi si può usare la musicoterapia?, che competenze servono per studiare musicoterapia?, qual’è la miglior scuola di musicoterapia?, quanto si guadagna a fare il musicoterapeuta?, si dice musicoterapista o musicoterapeuta?, qual’è il tuo modello di musicoterapia?.

Che gioco meraviglioso la vita. Sono quasi trent’anni che cerco, mi interrogo, dubito, verifico, studio, traduco, applico, insegno, scrivo, osservo e mi osservo mentre frequento questo misterioso “sistema” che con una traduzione a mio parere infelice abbiamo etichettato qui in Italia con il termine “musicoterapia” e più passano gli anni più mi accorgo che ogni volta che mi sembra di aver trovato una risposta qualcuno o qualche cosa mi cambia la domanda!!!!!

A questo punto uno potrebbe chiedere come mai ho deciso di aprire questo spazio se non ho niente da dire, se non sono in grado di offrire risposte.

E’ semplice. Offro moltissime domande a chi non si accontenta delle sue. Offro percorsi: posso condividere mappe e carte topografiche con i sentieri che ho tracciato. Offro cartoline o fermoimmagine di brevi certezze che hanno caratterizzato il mio peregrinare in questa dimensione. Offro racconti e pagine di diario.

Sono un viaggiatore.